Lo yuan-ti doveva consegnare al nano la lanterna con la fiamma arancione al Bradipo Sofonisbo. Durante lo scambio è intervenuto il cacciatore di taglie Gildor per sottrargli la lanterna e i due coboldi che hanno cercato di rubarla. Coinvolti nell’azione il paladino Rayel, il ranger Bhaislaoidh, il monaco Xirnis, lo stregone Marvin e il chierico Xenoglaux fermano lo scontro ferendo lo yuan-it e portando poi tutti alla caserma centrale di Aswartha dove il granduca ereditario Gravel dà loro la missione di portare la fiamma dal vecchio McLean per farla esaminare.
Durante il viaggio il gruppo incontra Florence. Il traghetto viene prima attaccato da un trio di nani in una macchina sottomarina, per poi attraccare a Prendadia per la notte. A Prendadia si ritrovano ospiti per il Rumarie, in quanto metà del gruppo è costituita da religiosi, e così si separano. Il gruppo che attende le Rumarie incontra prima alcuni rappresentanti di Mersia, poi vengono attaccati dalle tre allieve della Strega di Tirethia. Marvin e Bhaislaioidh invece sventano un secondo tentativo di impadronirsi della fiamma da parte di alcuni sgherri di Faccia D’Osso.
La mattina dopo sono costretti a una partenza precipitosa a causa di un incidente che ha coinvolto un giovane elfo locale, la Gran Dama Omara Larethian di Prendadia e il perizoma di Xenoglaux. Raggiunta l’isola di Kellas il gruppo scopre dal vecchio McLean che la lanterna che portavano contiene una Fiamma del Drago arancione. Il vecchio stregone consiglia loro di portarla al Malcastello su Elies e buttarla nel gate dimensionale per liberarsene.
Partono così con la nave di Padre Dalton alla volta del Malcastello dove incontrano nuovamente la delegazione di Mersia che chiede loro di acquistare la fiamma. Rifiutata l’offerta, il gruppo si avventura nelle profondità del Malcastello incontrando strane cose finché non riescono a liberarsi della fiamma.
Per una settimana il gruppo perde la memoria degli eventi e si ritrova nelle prigioni di Nydubeth assieme al nano Shakali. Evasi grazie a Masticanani, si ritrovano di fronte al Cappuccio Rosso che spiega loro che i cinque del gruppo originario hanno rubato la statua del Focauro e dà loro la possibilità di scoprire chi li abbia incastrati dando loro una settimana per indagare nell’arcipelago, una nave condotta da un kenku e dei mantelli della distrazione con l’insegna della Milizia del Gufo. Il primo indizio è il fatto che dopo il furto il gruppo è fuggito a bordo della Lupo Ghignante, la nave di Faccia D’Osso.
Facendo tappa a Thardothien il gruppo si è imbattuto per caso nei sei artefatti di Nydubeth lasciati lì dal Giocatore e custoditi nel palazzetto del governatore Cromdor.
Fuggiti dalle grinfie della Sora Iside, raggiungono l’isola di Aelia, covo di Faccia d’Osso, dove recuperano la statua del Focauro e salvano Padre Dalton che era anche lui scomparso e prigioniero di Faccia D’Osso. In fuga da Faccia D’Osso il gruppo fa rotta verso Theavia, dove si trova il monastero di Xirnis.
A Theavia il gruppo incontra il bardo Fonzie e il warlock Jigsaw che si uniscono al gruppo. Sull’isola catturano lo Yuan-ti e lo portano al monastero di Xirnis dove scoprono che si tratta in realtà di un mutaforma. Nel frattempo però essi scoprono di essere stati marchiati dalla fiamma indaco, motivo per il quale hanno perso la memoria di quella settimana.
Le tecniche di interrogatorio di Xenoglaux sortiscono l’effetto di attirare una maledizione sulla… sul… sui… lì. Tale maledizione costringe il chierico a un periodo di astinenza e il nano a un periodo di terapia per stress post traumatico.
Dal monastero il gruppo parte alla volta di una nuova isola artificiale comparsa in prossimità della tomba del Lich dalla quale una nave dell’Orda sta apparentemente compiendo delle estrazioni di qualcosa. Sabotata l’operazione dell’Orda grazie ad una vecchia conoscenza di Jigsaw, il gruppo fa rotta verso Nydubeth inseguiti dall’Orda.
Trovato rifugio a Nydubeth e restituiti gli artefatti e la statua del Focauro, viene riattivata la protezione dell’arcipelago. Approfittando della battaglia tra la nave dell’Orda e la fortezza di Nydubeth, il gruppo fugge via nave, e tornano a Theavia.
A Theavia i cinque originali si recano dalla veggente della fiamma indaco per farsi rimuovere il marchio, tuttavia scoprono che anche lei era stata marchiata con la fiamma Arancione. I sospetti (in primis quelli di Rayel) si indirizzano verso i Silver di Merzia, così i quattro prendono il mare verso Merzia, approfittando del permesso di attraccare sull’isola garantito dall’essere scorta di un anziano chierico tabaxi, tristemente noto per abitudini non esattamente illuminate. Durante i preparativi vengono attaccati da un warmonger che rivela loro che la fiamma arancione è stata sostituita dal vecchio McLean il quale l’ha venduta alla famiglia Silver.
Giunti a Merzia, il gruppo scopre che i Silver stanno raccogliendo le fiamme dei draghi nella speranza di ricostituire la mitologica Fiamma Bianca. Attaccati dai nani e approfittando del diversivo creato dal warmonger, il gruppo si reca alla fortezza centrale dove i guardiani di Merzia accettano il loro nel contrastare l’attacco che viene sia dal mare che dal sottosuolo. Dopo una battaglia impegnativa (e assurda) le forze di Merzia, unite al gruppo e a un altro manipolo di avventurieri che seguiva i nani dalle vie sotterranee, riescono a respingere gli invasori ma il gruppo riceve un ultimatum da Cordof Talaf (che in nanico significa “conquistatore della superficie” ma in elfico significa “Uomo che viene considerato un tubero”), alleato del Giocatore: portare le fiamme “alla fortezza di Tratrena* a Praylia entro tre tramonti, trascorsi i quali attraccheremo”. Il gruppo però decide di prendersi un giorni di riposo per decidere il da farsi.
(NOTA * la fortezza è famosa per i tredici trabucchi e le tre torri traslanti. Il sovrintendente si chiama Traghan Strakhelm, nome che in nanico significa “La mano di Dio”, anche se i nani non hanno religione, e considerano la parola Dio come sinonimo di “volontà di ferro, ego indomito” ma che in elfico suona come “traduttore di trattati sui traghetti”).


